15/9/17

Il concetto di rivoluzione in Gramsci dall’Ottobre ai Quaderni

— "... ogni rivoluzione è stata preceduta da un intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee [...]
— L'ultimo esempio, il più vicino a noi e perciò meno diverso dal nostro, è quello della Rivoluzione francese. Il periodo anteriore culturale, detto dell'illuminismo [...]
— Fu una magnifica rivoluzione esso stesso".

Guido Liguori

1. Per comprendere le teorie della rivoluzione nelle diverse fasi del pensiero di Antonio Gramsci occorre partire dal seguente assunto: Gramsci fu sempre, dagli anni torinesi alla maturità delle opere del carcere, non solo un teorico della rivoluzione, ma un rivoluzionario. È del resto quanto ebbe a sottolineare con forza Palmiro Togliatti, affermando nel 1958:
G. fu un teorico della politica, ma soprattutto fu un politico pratico, cioè un combattente [...]. Nella politica è da ricercarsi la unità della vita di A. G.: il punto di partenza e il punto di arrivo[i]. Tutta l'opera di Gramsci - aggiungeva Togliatti - potrà essere adeguatamente studiata solo «da chi sia tanto approfondito nella conoscenza dei momenti concreti della sua azione da riconoscere il modo come a questi momenti concreti aderisca ogni formulazione e affermazione generale di dottrina», e anche «tanto imparziale da saper resistere alla tentazione di far prevalere false generalizzazioni dottrinarie al nesso evidente che unisce il pensiero ai fatti e movimenti reali»[ii].