19/2/16

'Gramsci 44' — L’esilio sull’isola di Ustica in una storia mai raccontata prima

Anna Foti   |   Ustica ai tempi del regime fascista e della repressione dei dissidenti politici, quando da isola a Nord del Sud divenne luogo di esilio in cui confinare il pensiero diverso, alienare e condannare persone ad esistenze avvolte nell’oblio. L’isola del mar Tirreno e la storia sconosciuta di Antonio Gramsci, politico e intellettuale italiano, tra i fondatori del partito Comunista d’Italia, sezione dell’Internazionale nel 1921 (anno in cui diresse il giornale “Ordine nuovo”) e nel 1924 fondatore dell’Unità, organo ufficiale del Partito Comunista Italiano fino al 1991, deputato della Camera del Regno d’Italia. Nell’isola egli era stato confinato nel 1926 per cinque anni, poi ridottisi a 44 giorni, dopo un arresto senza processo. Antonio Gramsci arrivò ‘dal continente’ sull’isola, divenuta prigione a cielo aperto per delinquenti comuni e dissidenti politici, nel dicembre del 1926 con i polsi incatenati. Questo frangente della vita dell’intellettuale antifascista di origini sarde è stata rievocata nel film – documentario girato proprio in quei luoghi e intitolato appunto “Gramsci 44”. Una storia di implacabile esilio ma anche di ostinata resistenza.

Ad Ustica Gramsci, infatti, aveva istituito una scuola dei confinati politici aperta a tutti, un luogo di sopravvivenza dell’intelletto e di resistenza degli ideali, divenuto anche occasione di integrazione con gli abitanti dell’isola, ai margini non solo geografici di quell’Italia fascista, presidio contro l’analfabetismo e l’alienazione, presidio della cultura per tutti, senza distinzioni di ceto sociale.

Un luogo caro alla memoria storica di Ustica e dentro la memoria personale di tanti vecchi pescatori, come documentato da Emiliano Barbucci, il cui lavoro rimane a metà tra la raccolta delle testimonianza di stampo documentaristico e la ricostruzione dei fatti propria di un film.

Vista de la isla de Ustica, a 57 Kms. al norte de Palermo
Gramsci avrebbe dovuto restare sull’isola per cinque anni ma dopo 44 giorni fu trasferito nel carcere milanese di San Vittore perché la sua opera di alfabetizzazione era divenuta pericolosa. Dopo il suo trasferimento, la scuola che aveva fondato con altri compagni venne chiusa; solo qualche anno dopo Gramsci venne processato e condannato dal tribunale speciale fascista. Per venti anni il suo cervello non avrebbe dovuto funzionare. Quel cervello che gli aveva consentito di capire e di esternare come la cultura (letteraria, storica, scientifica e tecnica) fosse l’unico strumento di uguaglianza, come rispetto al diritto all’istruzione non esistesse alcun obbligo di imparare e di non dimenticare, talenti derivanti dalla volontà di conoscenza.

Diretto dal regista Emiliano Barbucci, reggino come l’attore che interpreta Bordiga, Americo Melchionda, come lo sceneggiatore Emanuele Milasi e la produttrice esecutiva Maria Milasi, con la splendida fotografia di Daniele Ciprì, il film trae spunto dai racconti orali dei pescatori di Ustica che ancora ricordano Antonio Gramsci e la scuola che aveva istituito in quei 44 giorni di confino, e dalle lettere che lui stesso scriveva dall’isola. In questo lavoro di ricerca, di trasposizione sullo schermo di racconti orali e di una storia mai raccontata prima, Antonio Gramsci è interpretato da Peppino Mazzotta, attore di origini cosentine, l’ispettore Fazio delle serie de “Il commissario Montalbano” ispirati ai romanzi di Andrea Camilleri e il protagonista della trasposizione cinematografica di Francesco Munzi del romanzo “Anime nere” di Gioacchino Criaco. A Ustica Gramsci ritrova anche il compagno Amadeo Bordiga, interpretato da Americo Melchionda. Il film documentario approda a Reggio con la proiezione di ieri sera al multisala Lumiere (in replica il prossimo 4 marzo), dopo l’anteprima al cinema “Vittorio De Seta” di Palermo nel gennaio scorso. L’iniziativa, con il patrocinio morale del comune di Reggio Calabria, sarà arricchita anche da alcuni matinèe per le scuole qui a Reggio a partire dal prossimo 22 febbraio.


Los antepasados paternos de Gramsci eran oriundos
de la pequeña ciudad  de Gramsch, en Albania

Solo nel 1928, dopo oltre un anno da quella ordinanza che lo aveva spedito ad Ustica, ebbe luogo il processo a carico di Gramsci. Accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe, egli fu condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione (“perché per venti anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare”) e nel successivo luglio fu trasferito nel carcere di Turi, in provincia di Bari. Qui conobbe il socialista Sandro Pertini e dal 1929 scrisse i 33 quaderni del carcere. Non finì di scontrare la pena per la sua salute da sempre cagionevole. Fin da piccolo affetto dal morbo di Pott (una forma di tubercolosi ossea che gli causò una deformazione della colonna vertebrale, forse causa della sua bassezza fisica), nel corso della sua vita fu poi colpito da un’anemia celebrale e da una precoce forma di arteriosclerosi. Solo nel 1935 gli fu consentito di lasciare la prigione e di andare in una clinica romana. La malattia lo stroncò nell’aprile del 1937, pochi giorni dopo avere ottenuto il regime di libertà condizionata.

Gramsci, oriundo albanese, ha una storia che lo lega lontanamente anche alla Calabria per le sue antiche origini arbereshe. I suoi antenati paterni erano originari della città albanese di Gramsh e giunsero con ogni probabilità in Italia nel XV secolo, durante l’invasione turca. Gramsci era figlio di Francesco Gramsci a sua volta figlio di Gennaro, nato nel comune cosentino di Plataci e poi dedito alla carriera militare nella gendarmeria del Regno di Napoli (a Gaeta sposò Teresa Gonzales, figlia di un avvocato napoletano di origini spagnole); a sua volta Gennaro era figlio di Nicola Gramsci (1769-1824), marito di Maria Francesca Fabbricatore che dal padre Gennaro (trisavolo di Antonio Grasmci) aveva ereditato alcune terre sempre a Plataci, comunità arbëreshë nel comune cosentino ricadente nel distretto di Castrovillari.
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