31/1/16

Gramsci, Trotsky y la democracia capitalista

Antonio Gramsci & Leon Trotsky ✆ Arton
Matías Maiello & Emilio Albamonte   |   Durante las últimas décadas del siglo XX, la democracia capitalista como régimen político y como ideología se extendió más que nunca. El fascismo y el stalinismo fueron pilares fundamentales para que pudiera recrearse, y en particular este último al obturar la idea de una democracia superior al parlamentarismo burgués: la democracia soviética, la democracia obrera1.

Actualmente, a más de un lustro de iniciada la crisis capitalista internacional, ante los ojos de millones se muestra, por sobre las formas parlamentarias, la imposición despótica por parte de los gobiernos de diferente signo de los intereses del capital. Las formas bonapartistas, escudadas detrás de los discursos “securitarios”, intentan cerrar esta brecha con mayores dosis de autoritarismo directamente proporcionales a los golpes de la crisis en cada país. Sin embargo, la creencia en la democracia capitalista como expresión de la soberanía popular sigue presentándose ante las grandes mayorías como un máximo insípido de libertad al que se puede aspirar. De allí el gran hándicap para la hegemonía burguesa en estos tiempos crecientemente tormentosos.

25/1/16

Antonio Gramsci e la concezione del Partito Comunista

Antonio Gramsci
✆ Saverio Montella
Andrea Catone   |   Questo 95° anniversario della fondazione del Pcdi a Livorno cade in un momento particolare, in cui i comunisti in Italia si cimentano nuovamente con l’impresa “grande e terribile” di ricostruire in Italia un partito comunista “degno di questo nome”. Impresa grande e terribile perché i comunisti, che hanno contribuito in modo determinante a scrivere la storia d’Italia nel ‘900 – dalla Resistenza antifascista alla stesura della Carta costituzionale, alle lotte politiche e sociali del secondo dopoguerra condotte lungo il filo rosso della strategia della “democrazia progressiva” – sono oggi ridotti ai minimi termini, dispersi e frammentati in piccoli rivoli. Eredi di una storia gloriosa, ma anche di errori teorici e di pratiche politiche rovinose, dovuti in gran parte a subalternità ideologica e politica alle classi dominanti e ai loro partiti di riferimento, ci proponiamo di consegnare alle nuove generazioni uno strumento – il partito comunista – che riteniamo, oggi come ieri, indispensabile per resistere al capitalismo finanziario e all’imperialismo sempre più aggressivi, e accumulare forze per la trasformazione rivoluzionaria della società. Impresa resa ancor più difficile dal fatto che oggi è abbastanza diffusa anche nella cultura di “sinistra” la messa in discussione del partito politico tout court, in quanto tale. 

13/1/16

Lo scambio. Come Gramsci non fu liberato

Dino Messina   /   A quasi ottant’anni dalla sua morte la figura di Antonio Gramsci è oggetto di un importante studio intorno a una parte della sua vita ancora per diversi aspetti da scoprire e ricostruire, ossia quella successiva al suo arresto dell’8 novembre 1926, della detenzione nelle carceri dell’Italia fascista con la breve parentesi del confino a Ustica, fino agli ultimi anni prima della morte, trascorsi a partire dal 1933, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute e non da uomo libero, prima nell’infermeria del carcere di Civitavecchia, poi nella clinica del dottor Cusumano a Formia e infine nella clinica “Quisisana” di Roma.

La vicenda stessa dell’arresto, da considerare nel contesto della promulgazione delle leggi fascistissime e degli effetti del fallito attentato a Mussolini di Anteo Zamboni del 31 ottobre a Bologna, meriterebbe di per sé degli approfondimenti, se non altro per capire se e cosa si sia fatto per chiedere – o forse pretendere – un immediato rilascio di Gramsci alla luce della violazione della sua immunità parlamentare, sancita dall’articolo 45 dello Statuto Albertino; infatti in data 8 novembre 1926 essa è per il Segretario del Partito Comunista d’Italia ancora in vigore, poiché solamente il giorno dopo, secondo l’articolo 62 del Regolamento parlamentare, sarà votata e approvata dalla Camera dei Deputati a scrutinio segreto e con maggioranza dei tre quarti quella conosciuta come Mozione Augusto Turati, «portata di urgenza alla seduta».

8/1/16

Hegemonía y revolución permanente — Apuntes para una relectura de las relaciones entre las teorías de Trotsky y Gramsci sobre la Revolución en “Occidente”

Trotsky & Gramsci ✆ Fotomontaje de Anahí Rivera
Juan Dal Maso   /   La reflexión teórica sobre las relaciones entre las teorías de Trotsky y Gramsci [1] permite la construcción de herramientas teóricas para comprender la realidad actual, identificando las tendencias de la lucha de clases así como las tareas de los marxistas [2]. En este marco, intentamos explorar el texto gramsciano para comprender su pensamiento por fuera de las formas de interpretación estereotipadas, contra las lecturas de tipo “eurocomunistas” y “postmarxistas” [3].

5/1/16

L'Unione Europea tra Rivoluzione Passiva e questione meridionale — Note a partire da Gramsci

 “L’umanità europea si è allontanata dal telos che le è innato. È caduta in una colpevole degenerazione poiché, pur essendo già divenuta consapevole di questo telos (avendo mangiato dell’albero della conoscenza), non lo ha portato alla più piena coscienza né ha insistito nel tentativo di realizzarlo come proprio senso vitale pratico, ma gli è diventata infedele”. (E. Husserl, L’idea di Europa)
Diego Fusaro   |   Scopo del presente saggio è rileggere l’odierna Unione Europea e il suo processo di integrazione dei popoli attraverso il prisma interpretativo di tre categorie dei gramsciani Quaderni del carcere, in particolare a) la “rivoluzione passiva”, b) la “quistione meridionale”, e c) il “cesarismo”.

Tuttavia, prima di affrontare i plessi teorici appena annunciati, occorre svolgere alcune considerazioni preliminari, onde evitare fuorviamenti interpretativi. In particolare, allorché si ragiona sul dibattutissimo tema dell’Unione Europea, bisogna preventivamente distinguere tra i tre piani dell’ideale, del reale e dell’ideologico.

4/1/16

Contra la indiferencia — Ante una reedición de 'La ciudad futura' de Antonio Gramsci

Una reciente reedición de ‘La ciudad futura’ permite traer los interrogantes y las encrucijadas que se planteara Antonio Gramsci a la actualidad, cuando en el horizonte no aparece una alternativa global y viable al capitalismo y su ideología más avanzada, el liberalismo, continuando la tradición de una recepción de sus libros que en la Argentina siempre dividió aguas y produjo intensos debates sobre las posibilidades reales del socialismo.

Gabriel Bellomo   /   Acaso nada más pertinente en esta época, en estos días, que recuperar para el debate político la obra y el pensamiento del teórico marxista Antonio Gramsci. Tanto en el libro que comentamos, La ciudad futura, como en los Cuadernos de la cárcel, el filósofo italiano pone de manifiesto el carácter ético de su teoría que, en nuestro país, fuera comentada por primera vez por Ernesto Sábato en un artículo aparecido en 1947 en el número 6 de la revista Realidad. La teoría de Gramsci dividió entonces al Partido Comunista Argentino: la línea dura no aceptaba precisamente el fundamento ideológico de su conjetura, en tanto que José M. Aricó y Héctor P. Agosti –expulsados del partido– fueron quienes rescataban enfáticamente entre los conceptos gramscianos el de una “teoría marxista de la cultura”, identificando asimismo la identidad entre los problemas de constitución de las naciones italiana y argentina, atendiendo a las respectivas fuentes liberales que les dieron origen.