5/1/14

Antonio Gramsci | La rifondazione di un marxismo senza corpo

1. Un nuovo soggetto della storia                                               Roberto  Finelli

Quando Antonio Gramsci comincia a deporre i suoi appunti in quelli che saranno poi iQuaderni del carcere, il suo sguardo teorico è profondamente mutato rispetto ai suoi precedenti anni di vita e di militanza politica. Imprigionato nell’Italia dove ormai s’è consolidato il regime fascista, consapevole dell’esaurimento e della sconfitta dei moti sociali e rivoluzionari nell’Europa occidentale postbellica, profondamente isolato non solo dai compagni del carcere ma, verosimilmente, anche da una parte del gruppo dirigente del Pcd’I, almeno quanto al giudizio sull’Unione Sovietica[1], il militante politico sardo riesce, malgrado tutto ciò, nel capovaloro della sua vita: nel tradurre cioè genialmente quella sospensione forzata dalla prassi e quella solitudine così radicale, che nasce non solo dai nemici ma anche dagli amici, nell’accensione di una visione teorica organica e sistematica che

Rileggere Gramsci | Perché voler conclusivamente considerare Gramsci un filosofo?

Toni Negri  |  Il libro di Peter D. Thomas - The Gramscian Moment. Philosophy, Hegemony and Marxism. Historical Materialism Book Series, Vol. 24, Brill, Leiden-Boston - è innanzitutto importante perché traduce, il pensiero di Antonio Gramsci per la scena anglofona. Lo scopo del lavoro di Thomas è esplicitamente quello di aprire il dibattito su Gramsci all'interno del marxismo anglosassone, luogo oggi centrale nell'elaborazione della filosofia marxista, visto il declino che essa ha avuto in Francia e in Italia . Inutile aggiungere che, a questo proposito, egli sviluppa una lettura di Gramsci non solo adeguata al rinnovamento degli studi compiuto dopo la pubblicazione integrale dei «Quaderni del carcere» e dell'epistolario a metà degli anni Settanta, ma ricentrata ed arricchita dal confronto con la letteratura più rilevante (Louis Althusser e Perry Anderson) che ha, per così dire, costruito l'experientia crucis nella transizione atlantica di Gramsci.

Gramsci & Stalin | Due leaders impegnati sino all'ultimo per il nostro grande ideale e per la difesa indefettibile di esso

Stalin ✆ Otchetnyj Doklad
Aldo Bernardini   |  […]  il "Corriere della Sera" lanciava, a firma Silvio Pons, uno scoop: una lettera sinora sconosciuta di Evghenia e Delia Schucht, cognata e moglie di Gramsci (morto nel 1937 nel carcere fascista), rivolta nel dicembre 1940 a Stalin: in essa gli si raccomandava di prendersi cura della pubblicazione degli scritti di Gramsci (I "Quaderni") che gli italiani avrebbero sino allora trascurato e si rinfrescavano i sospetti sull’esistenza di un tradimento ai danni di Gramsci processato e detenuto, ai fini di impedirne la scarcerazione. Il sospetto, nella lettera, è genericamente a carico di italiani - si parla di fascisti e di trotzkisti - ma sembra chiaro che l’allusione sia alla vecchia vicenda della lettera di Greco e a presunte ambiguità di Togliatti.

Di qui una ridda di articoli di stampa, centrati su sottigliezze filologiche, sulla non novità degli argomenti, sul fatto che questi nulla aggiungano a quanto conosciuto e già confutato ad abbondanza, naturalmente sull’iscriversi della vicenda nel "terrore staliniano" (Evghenia sarebbe stata una fervente staliniana…), e che in