23/12/13

Democracia, mito y religión | El Maquiavelo de Gramsci entre Georges Sorel & Luigi Russo

Fabio Frosini  |  1. En el § 1 del Cuaderno 13 Gramsci nota que « El Príncipe de Maquiavelo podría ser estudiado como una ejemplificación histórica del “mito” soreliano»1, y añade:
En todo el libro Maquiavelo trata de cómo debe ser el Príncipe para conducir a un pueblo a la fundación del nuevo Estado, y el tratamiento se conduce con rigor lógico, con desapego científico: en las conclusiones, Maquiavelo mismo se hace pueblo, se confunde con el pueblo, pero no con un pueblo «genéricamente» entendido, sino con el pueblo al que Maquiavelo ha convencido con su tratado precedente, del que él se vuelve y se siente conciencia y expresión, se siente mismidad [medesimezza]:  parece que todo el trabajo «lógico» no es más que una autoreflexión del pueblo, un razonamiento interno, que se hace en la conciencia popular y. que tiene su conclusión en un grito apasionado,

Egemonia e controegemonia in Gramsci

  • “Tuttavia questa concezione “verbale” non è senza conseguenze: essa riannoda a un gruppo sociale determinato, influisce nella condotta morale, nell’indirizzo della volontà, in modo più o meno energico, che può giungere fino a un punto in cui la contraddittorietà della coscienza non permette nessuna azione, nessuna decisione, nessuna scelta e produce uno stato di passività morale e politica. La comprensione critica di se stessi avviene quindi attraverso una lotta di “egemonie” politiche, di direzioni contrastanti, prima nel campo dell’etica, poi della politica, per giungere a una elaborazione superiore della propria concezione del reale. La coscienza di essere parte di una determinata forza egemonica (cioè la coscienza politica) è la prima fase per una ulteriore e progressiva autocoscienza in cui teoria e pratica finalmente si unificano.” | Antonio Gramsci
Giuseppe Prestipino  |  Il termine controegemonia o una sua variante non si trovano nei Quaderni gramsciani. Possiamo trovarvi il concetto, là dove Gramsci ragiona sul possibile conflitto tra l’egemonia di coloro che detengono il potere e la capacità egemonica, attuale o virtuale, di gruppi subalterni non più passivi e disgregati: «La comprensione critica di se stessi avviene quindi attraverso una lotta di “egemonie” politiche, di direzioni contrastanti, prima nel campo dell’etica, poi della politica, per giungere a una elaborazione superiore della propria concezione del reale. La coscienza di essere parte di una determinata forza egemonica (cioè la coscienza politica) è la prima fase per una ulteriore e progressiva autocoscienza in cui teoria e pratica finalmente si unificano. Anche l’unità di teoria e pratica non è quindi un dato di fatto meccanico, ma un divenire storico, che ha la