13/10/13

Piero Sraffa: L'anello tra Gramsci e Wittgenstein

Amartya Sen ✆ Kuldip Dhiman
Amartya Sen  | Piero Sraffa, [...] era uno straordinario intellettuale che pur pubblicando pochissimo ha avuto una grande influenza sulle idee e sui dibattiti economici, filosofici e sociologici della propria epoca. Contribuì in modo particolare a nuove esplorazioni in diversi campi della teoria economica contemporanea, a un riesame della storia dell'economia politica, a discussioni sulla politica in atto in Italia e altrove, e a una trasformazione cruciale, vale a dire al passaggio di Ludwig  Wittgenstein dalla posizione assunta inizialmente con il ‘Tractatus Logico-Philosophicus’ a quella successiva delle ‘Philosophical Investigations’ che hanno modificato profondamente la natura della filosofia contemporanea.

La portata e la diversità di questi contributi sono tali da indurre a pensare che provenissero da molti Piero Sraffa. e non da uno solo. Infatti "Sraffa l'economista" viene spesso distinto dalle altre sue incarnazioni.  E del tutto comprensibile, in parte perché Sraffa era un economista di professione, e perché le sue idee e le sue
ricerche in economia pura sono state così ricche e influenti da meritare la gloria di analisi a sé stanti.  Eppure ritengo che ci sia tutto da guadagnare nel considerare i vari contributi di Sraffa come un tutto, non soltanto perché, sono nati da una stessa mente, ma anche perché i precisi legami tra il pensiero che ha espresso in ambiti diversi possono fare luce sulle sue idee specifiche nelle singole discipline.

Le sue discussioni con Antonio Gramsci, per esempio. hanno chiaramente influenzato la sua visione filosofica e questa a sua volta, ha influenzato profondamente il pensiero di Wittgenstein.  C'è perciò una "Gramsci connection" nella trasformazione accaduta a Wittgenstein attorno al 1929 e negli anni immediatamente successivi. Nelle discussioni tra Sraffa e Gramsci, da un lato, e tra Sraffa e Wittgenstein dall'altro, è possibile rintracciare fra l'altro l'influenza indiretta che l'analisi gramsciana di una filosofia, interessata all'uso del linguaggio ha esercitato sullo sviluppo della filosofia contemporanea e in particolare anglosassone.  Analogamente, la concezione che Sraffa aveva della natura della descrizione e dell'uso del linguaggio ha inciso fortemente sul modo in cui egli ha definito i problemi del valore e della distribuzione, e più in generale su come ha interpretato il compito dell'economia.

Tali connessioni vanno indagate ulteriormente e, nel mio piccolo, cercherò di iniziare a farlo con questa relazione.  Questa conferenza è dedicata innanzitutto ai contributi di Sraffa all'economia, ed è giusto che essi ricevano l'attenzione specialistica che spetta loro.  La prospettiva generale, integrativa, che vorrei presentare non è intesa in contrasto con le analisi limitate allo Sraffa economista: i suoi sono lavori di grande respiro, infatti, e si possono affrontare sotto diversi aspetti.  Ma è importante considerare Sraffa in un quadro ben più ampio.

Comincio ad ampliarlo aggiungendoci uno "Sraffa in più" che ancora non ho citato: "Sraffa il professore".  Egli è stato il mio "Director of Studies" per tutti i miei anni da studente al Trinity College di Cambridge, una posizione che richiedeva solo di indirizzare gli Studenti ai supervisori che avevano scelto (nel mio caso, Maurice Dobb, Kenneth Berrill e Joan Robinson, a seconda dei momenti).  Dal Director of Studies, ci si aspettava altresì che ci incoraggiasse ad andare da lui nel caso volessimo «discutere qualunque cosa», Più che un impegno, gli studenti lo ritenevano un'espressione di generica benevolenza, e non ci badavano. Io però ero deciso a prenderlo alla lettera e andavo da Sraffa con una frequenza che all'inizio deve averlo sorpreso. In effetti, lo trattavo come un supervisore aggiunto e siccome pareva trovare le mie visite del tutto accettabili, ho finito per imparare molto da lui su svariate questioni di economia, di politica e di filosofia.

Sraffa era il docente ideale per uno come me che, a una curiosità spudorata. univa l'irrisolutezza intellettuale.  Qui però non voglio dire che cosa ho imparato da Sraffa su vari temi (intellettualmente stavo muovendo i primi passi, e quelle conversazioni hanno avuto per me un'enorme importanza) ma quello che ho imparato su di lui.

Era un educatore eccezionalmente stimolante che ha lasciato un segno duraturo su innumerevoli studenti di Cambridge, compreso il sottoscritto, per non parlare di suoi allievi eminenti come Pierangelo Garegnani e Luigi Pasinetti che (diversamente dal sottoscritto) con lavori successivi parteciparono di persona a quella che possiamo chiamare "l'economia sraffiana". Sraffa era la quintessenza del pedagogo, e le idee che mi sono fatto dì lui da studente aiutano, credo, a capire e a interpretare anche la sua ricerca e le sue imprese intellettuali.

Vorrei presentare una visione integrativa di Sraffa, specialmente alla luce di ciò che ho saputo di lui al Trinity College, da studente prima e da collega poi.

Nell' antica India, l'usanza voleva che, una volta conclusa l'educazione, si portasse un regalo al proprio o alla propria docente.  La mia offerta prende la forma di questo saggio ma arriva, temo, con più di quarant'anni dì ritardo.  E oltre vent'anni troppo tardi perché io possa chiedere al mio docente se interpreto correttamente le sue idee diverse ma integrate.  Per me è una perdita grave.