16/10/13

Per la storia e la teoria della linguistica educativa | Il Quaderno 29 di Antonio Gramsci

Giancarlo Schirru  |  Questo studio è dedicato a un capitolo della linguistica educativa di non grande mole: si tratta di circa dieci paginette manoscritte, perun totale di altrettante pagine a stampa, che hanno avuto larga circolazione nell’Italia del secondo Novecento, dato il forte influsso esercitato, in quella fase, dal pensiero del loro autore nella nostra cultura nazionale. Il Quaderno 29, così siglato da Valentino Gerratana nell’edizione critica dei Quaderni del carcere, è un quadernetto scolastico di quaranta pagine, impiegato, come si diceva, solo per le prime dieci. Sulla prima di queste è scritto da Gramsci stesso il titolo, 'Note per un’introduzione allo studio della grammatica': i nove paragrafi che seguono rappresentano una riflessione preparatoria alla stesura di uno studio a cui l’autore avrebbe potuto dare il titolo, come si dice nell’ultimo paragrafo, Lingua nazionale e grammatica. Il quaderno è stato scritto nella clinica Cusumano di Formia: la grafia uniforme,in cui si può vedere una stesura compiuta in modo continuo, e un terminus post quem interno
al testo, «autorizzano a ipotizzare che la redazione sia stata compiuta in un breve lasso di tempo, forse nell’aprile 1935» (Francioni / Cospito 2009: 329-30). Con tutta probabilità costituisce l’ultimo quaderno avviato da Gramsci (e uno dei suoi ultimi scritti, fatta eccezione per alcune annotazioni del Quaderno 17) quando egli era in condizioni di salute già disperate: fu elaborato pochi mesi prima del suo trasferimento alla clinica Quisisana di Roma, dove egli non riuscì a riprendere in mano i suoi studi, e dove morì meno di due anni dopo.

Il contenuto del quaderno fu più volte annunciato da Gramsci, anche se già in una lettera alla cognata Tania Schucht del dicembre 1927 egli ne parla lungamente, e con abbondanza di ironia, come di un progetto lasciato cadere (vd. GSL: 161). L’argomento però ritorna nel piano di lavoro scritto nel febbraio del 19292, ed è riecheggiato in una nota del quaderno 3, la n. 74, dell’agosto 1930 (Q: 352). Un riferimento più opaco si può cogliere ancora nel secondo piano di lavoro, risalente agli ultimi mesi del 1930, ma non se ne ritrova traccia nel terzo piano di lavoro, scritto tra il febbraio e l’aprile del 1932 3

Sotto il profilo filologico il quaderno presenta due particolarità già da tempo segnalate dalla critica. Il dato più evidente è costituito dal fatto che, contrariamente agli altri quaderni «speciali», dedicati cioè a un único tema, non è composto da note presenti in prima stesura nei quaderni miscellanei, ma è stato interamente elaborato in modo originale. Inoltre la stesura del testo è preceduta da un espediente, che sembra funzionale alla raccolta e a una messa a punto delle idee sull’argomento, estraneo al metodo di lavoro seguìto da Gramsci in carcere: la fittissima e impietosa postillatura di un volume, la Guida alla grammatica italiana di Alfredo Panzini (1932).

Il secondo elemento che ha colpito più volte i lettori è di natura interna: alcune delle formulazioni usate da Gramsci in questo testo sembrano far riferimento a quella prospettiva sincronica nello studio delle lingue apertasi nella linguistica degli anni Venti, per impulso soprattutto della scuola di Ginevra e del nascente strutturalismo americano. Il fatto può essere motivo di sorpresa, tenendo conto che la cultura linguistica di Gramsci si è formata per lo più alla scuola torinese tra il 1911 e il 1918: in una comunità scientifica quindi in cui era ancora esclusivo il paradigma storico.