30/1/13

Tre accezioni di “subalterno” in Gramsci

Guido Liguori

Il successo internazionale della categoria gramsciana e le perplessità sulle più diffuse interpretazioni odierne. L’origine del concetto nei Quaderni e la sua declinazione nel Quaderno 25. Classi ai margini della storia e classi non ancora egemoni. Allargamenti semantici del termine «subalterno»: dalle classi ai singoli, dall’oppressione sociale ai limiti culturali.

La categoria di «subalterno» è una delle categorie gramsciane, o per meglio dire desunte dai Quaderni di Gramsci, a cui con maggiore ritardo sono giunti riconoscimenti e notorietà. Le tappe di questa fortuna, sia pure tardiva, sono note, a partire dalla formazione del collettivo per i Subaltern Studies, costituito da un gruppo di studiosi indiani guidati da Ranajit Guha
all’inizio degli anni ’80, per proseguire con la diffusione degli studi sui subalterni nelle università statunitensi (anche grazie alla mediazione della studiosa bengalese, ma con un ruolo rilevante nel panorama culturale nordamericano, Gayatri Chakravorty Spivak e al suo celebre saggio Can the Subaltern Speak?) e poi, negli anni ’90, con la diffusione della consapevolezza dell’importanza di questa categoria anche nel resto del mondo e in Italia.

La fortuna di questo termine e di questo concetto di origine gramsciana è dovuta anche a una serie di parziali fraintendimenti. Già nel corso del primo congresso mondiale della International Gramsci Society, svoltosi a Napoli nel 1997, Joseph Buttigieg spiegò come la diffusione della categoria gramsciana era avvenuta da parte di studiosi – in primo luogo indiani – che avevano solo una parziale conoscenza di quello che Gramsci aveva scritto, avendolo appreso tramite l’antologia gramsciana in lingua inglese curata da Hoare e Nowell Smith2. Essa collocava all’inizio di un gruppo di testi sulla storia d’Italia e del Risorgimento due note del Quaderno 25, intitolato da ‘Gramsci Ai margini della storia. Storia dei gruppi social subalterni’, titolo e quaderno che l’antologia in questione neanche citava. Da questa collocazione delle note sulle classi subalterni, ha notato Marcus Green, «non risulta[va] evidente né ipotizzabile che Gramsci abbia scritto molte riflessioni sui subalterni o che abbia dedicato un intero quaderno a questo concetto».