17/11/10

Umberto Eco nos conduce a "El Cementerio de Praga"


Treinta años no es nada. Al menos, en asuntos de polémica religiosa. Ese es el tiempo que separa “El Nombre de la Rosa”, primer asalto del escritor, semiólogo y pensador boloñés Umberto Eco a la ficción espiritual, de “Il Cimitero di Praga” (“El Cementerio de Praga”), su nueva novela. Todo un fenómeno de ventas (100 mil ejemplares en solo una semana).

El Vaticano y la comunidad judía italiana están “enfadados” por la nueva novela de Umberto Eco, pues dicen: ‘coquetea con el antisemitismo’

Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, scomparso in mare nei pressi dello Stromboli, il falso bordereau di Dreyfus per l’ambasciata tedesca, la crescita graduale di quella falsificazione nota come I protocolli dei Savi Anziani di Sion, che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi in una Parigi della Comune dove si mangiano i topi, colpi di pugnale, orrendi e puteolenti ritrovi per criminali che tra i fumi dell’assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, barbe finte, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere.


Ottimo materiale per un romanzo d’appendice di stile ottocentesco, tra l’altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Ecco di che contentare il peggiore tra i lettori. Tranne un particolare. Eccetto il protagonista, tutti gli altri personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Ma chi lo sa, quando ci si muove tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, può accadere di tutto. Anche che l’unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti, e assomigli moltissimo ad altri che sono ancora tra noi.

Foto: Umberto Eco
Eco vuelve a enfrentarse no sólo a las acusaciones de la Iglesia, sino también a la soliviantada comunidad judía. La razón reside en un libro en el que, página a página (son 528), il Professore conduce al lector por un viaje trepidante al siglo 19, una excursión considerada por algunos inexacta desde el punto historiográfico y que se mueve al vaivén de la madre de todas las conspiraciones: la que pinta a los judíos como los urdidores ocultos y todopoderosos del destino mundial.

La galería de habitantes reales de “Il Cimitero de Praga” no tiene desperdicio: un Sigmund Freud drogadicto, Dreyfus, oficial francés condenado por ser judío, el gran Ippolito Nievo, patriota y escritor italiano, o Garibaldi. Entre nombres históricos y acontecimientos reales (dibujados con la manía detallista habitual en la prosa de Eco) se desenvuelve el protagonista —“el único personaje inventado de la novela”, según el autor—. Es Simone Simonini, capitán turinés, memorable anti-héroe y la presencia más desagradable del relato.

Antisemita convencido en pleno “ottocento”, el protagonista falsifica testamentos y comercia con hostias consagradas para misas satánicas. ¿Su gran obra? “Fabricar” las actas de una reunión nocturna inexistente entre las lápidas del cementerio judío de Praga. En ella, los ancianos rabinos de las 12 tribus de Israel tejen planes para dominar el mundo. Ese documento falso sirve en la novela para la redacción de los muy reales “Protocolos de los Sabios de Sión”, panfleto antisemita que, a principios del siglo 20, sirvió de justificación teórica para los pogromos de la Rusia zarista y, más tarde, para la persecución nazi.

Detractores lectores

Sus detractores afean a Eco la puesta en escena de un montaje histórico “falso”. La construcción de una “sinfonía maligna” que no se molesta en interrumpir. La comunidad judía y la Iglesia se preguntan: ¿puede un autor que no interviene en la historia evitar la peligrosa ambigüedad? El periódico de la Santa Sede opina que no: “Denunciar el antisemitismo poniéndose en la piel de los antisemitas”, escribe la historiadora Lucetta Scaraffia en L’Osservatore Romano, “no funciona como una verdadera acusación. El lector acaba por resultar contaminado por el delirio antisemita (construido por Eco). Cuando se evoca el mal, es necesario enfrentarlo al bien, para que sirva de contraste. La reconstrucción del mal sin condena, sin héroes positivos, adquiere una apariencia de ‘voyeurismo’ amoral”. “La narración de Eco quiere desmontar lo falso a base de reconstruir esas falsedades” —escribe otra historiadora, Anna Foa, en la revista mensual publicada por las comunidades judías italianas—. “Si los heréticos podíamos disfrutar con las brujas de ‘El Nombre de la Rosa’, ¿podremos hacerlo con la misma inocencia con la clase de construcciones que alimentaron las locuras de Hitler?”. El escritor replica pragmático: “Quien escribe un manual de química puede también ser acusado si alguien lo utiliza para envenenar a su abuela”.

A estas declaraciones, Riccardo Di Segni, rabino jefe de Roma, contestó: “Pienso que el mensaje suena ambiguo. No se trata de un libro científico que analiza y explica, sino de una novela”. “Mi intención era dar un puñetazo en el estómago de mis lectores”, replicó el semiólogo. “Una violencia que convenció a otros”.

Un odio que también mueve a Simonini, educado desde pequeño en el desprecio a los judíos y a las mujeres, entrenado en el servilismo hacia el poder y cegado por su rencor personal: “Me doy cuenta de haber existido solo para vencer aquella raza maldita. Únicamente el odio calienta el corazón”, dice.

Entre tanta proclama acusatoria, Gad Lerner ha intervenido en el debate desde las páginas de La Repubblica. Según él, la novela está destinada a ser un clásico porque al fin y al cabo cuenta algo muy universal y actual. Se lo explica el protagonista Simonini a un agente secreto del zar: “La divina Providencia nos ha regalado a los judíos, utilicémoslos y recemos para que siempre haya alguno al que temer y odiar”. Lerner ve en este diálogo un afán tremendamente actual: identificar los enemigos para así definirse como comunidad a partir del odio al otro.

Trent'anni dopo 'Il nome della rosa'

Umberto Eco ha scritto un nuovo romanzo, questa volta ambientato nell'Europa del XIX secolo tra spie, politici, sovrani e cospiratori di varia natura. Si intitola 'Il cimitero di Praga' e sarà pubblicato nel prossimo mese di ottobre da Bompiani. Stando a indiscrezioni raccolte dall'ADNKRONOS nell'entourage di colui che viene considerato il più noto intellettuale italiano vivente, 'Il cimitero di Praga' sarà un volume tra le 450 e le 500 pagine, dove Umberto Eco ricostruisce con estrema fedeltà lo scenario storico dell'Ottocento tra cospirazioni, rivolte e rivoluzioni.

L'uscita è stata annunciata con un comunicato dalla stessa casa editrice milanese, la trama del sesto romanzo del semiologo è così sintetizzata nel testo: ''Ingaggiato dai servizi segreti di mezza Europa, un cinico falsario ordisce trame, congiure, complotti, attentati che hanno, di fatto, orientato il percorso storico e politico del nostro continente. Un romanzo sulle pieghe più segrete e inconfessabili della politica di un Ottocento, che riverbera una luce inquietante sul tempo in cui viviamo''.

El cementerio judío de Praga, República Checa
'Il cimitero di Praga' esce a sei anni di distanza dal precedente romanzo, 'La misteriosa fiamma della regina Loana' (2004). Il primo romanzo di Eco, 'Il nome della rosa', una sorta di 'gothic novel' con eruditi riferimenti al Medioevo, uscì nell'autunno del 1980 e vinse il Premio Strega nel 1981, diventando poi anche un film con Sean Connery. Sono seguiti poi: 'Il pendolo di Foucault' (1988), 'L'isola del giorno prima' (1994), 'Baudolino' (2000) e 'La misteriosa fiamma della regina Loana' (2004).

Uno dei possibili indizi raccolti sulla presunta trama de 'Il cimitero di Praga' di Umberto Eco porta a 'I Protocolli dei Savi di Sion', dove si racconta di un fantastico piano ebraico per arrivare con l'astuzia al dominio del mondo. In realtà, come è noto da tempo, 'I Protocolli' sono un clamoroso falso, un documento fabbricato dalla polizia zarista per giustificare l'odio contro gli ebrei. Un documento tuttora spacciato per verità indiscussa dalla peggiore propaganda antisemita.

Di questa vicenda Eco si è occupato specificatamente nel 2005 quando ha scritto l'introduzione al libro 'Il complotto. La storia segreta dei protocolli dei Savi di Sion' (Einaudi) di Will Eisner, il padre della 'graphic novel'. Eco racconta nell'introduzione al libro di Eisner come gli studiosi dei 'Protocolli' abbiano già ricostruito la storia di Hermann Godsche che nel suo romanzo, 'Biarritz', scritto nel 1868 sotto lo pseudonimo di Sir John Retcliffe, racconta come nel cimitero di Praga i rappresentanti delle dodici tribù di Israele si riunivano per preparare la conquista del mondo.

Cinque anni dopo la stessa storia venne riferita come veramente accaduta in un libello russo ('Gli ebrei, signori del mondo'); nel 1881 'Le contemporain' la ripubblicò asserendo che proveniva da una fonte sicura, il diplomatico inglese Sir John Readcliff; nel 1896 Franois Bournand usò di nuovo il discorso del Gran Rabbino (che questa volta si chiamava John Readclif) nel suo libro 'Les Juifs, nos contemporains'. Ma quello di cui non ci si è accorti, osserva Eco, è che Godsche non faceva altro che copiare una scena da 'Joseph Balsamo' di Dumas (del 1849) in cui si descrive l'incontro tra Cagliostro e altri congiurati massonici, per progettare l'affare della Collana della Regina e preparare attraverso questo scandalo il clima adatto per la rivoluzione francese.

Fuente: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/Spie-e-cospiratori-nel-nuovo-romanzo-di-Umberto-Eco-Il-cimitero-di-Praga_640665682.html