2/6/09

La “Guerra senza limiti” tra i due colonnelli cinesi e la CIA


Andrea Mantegna [Italia] "El triunfo de César"

Franco Apicella


Quando si finisce di leggere la terza edizione di “Guerra senza limiti” pubblicato da Leg (Libreria editrice goriziana) e curato dal generale Fabio Mini viene da chiedersi quanto sia labile il confine tra informazione e disinformazione. Il libro è conosciuto anche per la recensione fatta da Sergio Romano, ma a quattro anni dalla prima edizione resta l’incognita del testo originale scritto dai due colonnelli cinesi Qiao Liang e Wang Xiangsui, di cui non risulta alcuna traduzione diretta in italiano.

Nel febbraio del 1999 una casa editrice delle forze armate cinesi pubblica l’opera, che trae spunto dalla guerra del Golfo: “Una sola guerra che ha cambiato il mondo”, affermano gli autori. Le forze armate cinesi hanno avvertito l’urgenza di un cambiamento radicale e il pensiero dei due colonnelli ne è una espressione portata alle estreme conseguenze. A maggio del 1999 la Nato bombarda l’ambasciata cinese di Belgrado; segue una escalation di accuse reciproche in cui i media Usa rinfacciano ai cinesi di avere teorizzato nel loro libro scenari di guerra inediti, senza limiti, quindi il terrorismo.

Dal novembre del 1999 al febbraio 2000 l’ambasciata Usa di Pechino mette on-line un sommario in inglese del lavoro dei due colonnelli. Nel 2000 la Cia (Central intelligence agency) traduce gran parte del testo originale e lo pubblica on-line. La stessa versione viene poi stampata e distribuita attraverso la catena Amazon. Secondo il generale Mini “l’editor che presenta la traduzione (quella in inglese curata dalla Cia, ndr) ovviamente non fa molto per invitare alla riflessione e certamente la Cia non ha le stesse esigenze di fair play dell’ambasciata Usa a Pechino”.

L’attenzione e la polemica crescono fino a culminare il 1° maggio 2001 nel sequestro da parte dei cinesi dell’aereo da ricognizione Usa EP-3E con il relativo equipaggio. L’11 settembre 2001 appare come la definitiva materializzazione dei contenuti del libro, ormai considerato come fonte di ispirazione degli attentati. Nel novembre 2001 Leg mette in commercio la prima edizione italiana. All’ampia introduzione del generale Mini segue la traduzione integrale della versione della Cia, a meno di un capitolo sulla guerra del Golfo ritenuto non attuale.

Seguono nel 2004 la seconda e la terza edizione, quest’ultima ampliata con un ulteriore commento di chiusura del generale Mini in cui si trovano interessanti citazioni che riguardano l’edizione inglese della Cia. “Un altro di quei manuali della Cia. Che trucco commerciale!” (commento di D. Hilbert, un lettore, 16 aprile 2003). “…la vendita di questo libro è soltanto uno schema per fare soldi perché la traduzione della Cia è disponibile su Internet …” è il commento di un altro lettore,peraltro fondato (vedi commenti dei lettori su Amazon.com).

Per quello che si può valutare dalla traduzione in italiano, molto fedele a un inglese a tratti involuto, le idee dei due colonnelli cinesi sono innovative ma non poi così pericolose, a meno che si voglia contestare loro il reato di opinione. Oltretutto non sempre le fughe in avanti pagano. A volte la realtà corre più forte e lungo strade diverse da quelle seguite dalla fantasia. In alcuni casi i colonnelli sono rimasti indietro, a cominciare dalla guerra del Golfo che avrebbe cambiato il mondo. Il generale Mini ha curato il libro come una creatura vivente cresciuta con le vicende di questi anni, fino agli eventi più recenti che gli hanno suggerito le amare constatazioni sull’attuale amministrazione Usa contenute nella terza edizione.

L’idea di fondo è che il lavoro dei due colonnelli sia stato strumentalizzato negli Usa per suscitare la sindrome anti cinese. Ovviamente questo non è dimostrabile, ma non lo è neppure il contrario. Bisognerebbe disporre di una traduzione dal cinese in italiano. Forse però quello che conta non è tanto il pensiero espresso nel libro quanto le reazioni naturali o quelle provocate ad arte. Se ci si attiene ai fatti restano solo dubbi.

Nelle prime pagine della sua presentazione il generale Mini parla del background intellettuale cui avrebbero fatto riferimento gli autori “prima ancora di mettersi a scrivere al computer”. Nella postfazione gli autori concludono “L’intero libro è stato manoscritto …” (The entire book was completed in manuscript form). Nel testo italiano (ma i numeri sono gli stessi anche nel testo inglese) si dice che gli Usa “…impiegano sette miliardi di dollari in fondi antiterrorismo, cioè solo un venticinquesimo della spesa militare complessiva, che ammonta a 250 miliardi di dollari". I conti non tornano … e non se ne sono accorti neppure i traduttori.

Tra i riferimenti storici fa piacere che gli autori abbiano citato gli italiani Douhet per “Il dominio dell’aria” e Machiavelli. Tra i tedeschi viene citato Hitler che ha “utilizzato … missili telecomandati V-1 e V-2 …” (V-1 and V-2 guided missiles nella versione inglese). Varrebbe la pena di sapere se in cinese esistono due espressioni diverse per missile e razzo, con il diverso significato che si attribuisce in italiano a queste parole. In ogni caso V-1 e V-2 non possono essere chiamati missili e il “telecomandato” è una aggiunta gratuita.

Forse però anche queste imprecisioni fanno parte della disinformazione messa in atto dalla Cia.