Cargando...

6/2/16

Antonio Gramsci, comunista herético y orillero

Conversación con Oscar Ariel Cabezas sobre su último libro “Gramsci en las orillas”, obra que reúne un conjunto de intervenciones heterogéneas que se sitúan en América Latina como lugar de enunciación política.

Víctor Hugo Pacheco Chávez   |   Oscar Ariel Cabezas, Académico de la Universidad Metropolitana de Ciencias de la Educación (Chile) es autor del libro Postsoberanía. Literatura, política y trabajo (2013). Además, ha sido coeditor de Efectos de imagen ¿Qué fue y qué es el cine militante? (2014) y coautor con Miguel Valderrama de Consignas (2014). En sus distintos trabajos ha abordado la relación entre teología y política, y el tema de las tecnologías de dominación que el capital ha empleado en su despliegue neoliberal. También ha reflexionado sobre las posibilidades y modalidades bajo las cuales los procesos de subjetivación de la política contemporánea han decantado en un dique a la soberanía absoluta del capital. De ahí que una de sus preocupaciones, pensar la política, está plasmada en el último libro que ha coordinado, ‘Gramsci en las orillas’ (2015), obra que reúne un conjunto de intervenciones heterogéneas que se sitúan en América Latina como lugar de enunciación política.

3/2/16

Antonio Gramsci: un pensiero per l'eternità

Lelio La Porta   |   A pagina 28 del Corriere della Sera del 10 gennaio scorso appariva un articolo a firma Tommaso Labate intitolato: Da Pasolini a Gramsci, l’appropriazione interessata dell’album di sinistra. A proposito di Gramsci, l’autore faceva presente come il noto “Odio gli indifferenti” sia “diventato lo slogan di un (…) moderato doc, Alfio Marchini”.  Infatti, non sarà sfuggito a quante e a quanti frequentano i piuttosto malmessi servizi pubblici della Capitale che alcuni autobus sono tappezzati dalla propaganda elettorale (a Roma si voterà in primavera per l’elezione del Sindaco) del “moderato doc”, appena citato, sulla quale campeggia il famoso incipit dell’articolo gramsciano del febbraio del 1917. 

Le compagne e i compagni, le lettrici e i lettori di questo settimanale vorranno perdonare l’autore di queste brevi note di riflessione per le modalità di inizio, in chiave non tanto polemica quanto indignata, di un articolo il cui cuore è il ricordo del 125° anniversario della nascita di Antonio Gramsci (22 gennaio 1891 ad Ales). 

31/1/16

Gramsci, Trotsky y la democracia capitalista

Antonio Gramsci & Leon Trotsky ✆ Arton
Matías Maiello & Emilio Albamonte   |   Durante las últimas décadas del siglo XX, la democracia capitalista como régimen político y como ideología se extendió más que nunca. El fascismo y el stalinismo fueron pilares fundamentales para que pudiera recrearse, y en particular este último al obturar la idea de una democracia superior al parlamentarismo burgués: la democracia soviética, la democracia obrera1.

Actualmente, a más de un lustro de iniciada la crisis capitalista internacional, ante los ojos de millones se muestra, por sobre las formas parlamentarias, la imposición despótica por parte de los gobiernos de diferente signo de los intereses del capital. Las formas bonapartistas, escudadas detrás de los discursos “securitarios”, intentan cerrar esta brecha con mayores dosis de autoritarismo directamente proporcionales a los golpes de la crisis en cada país. Sin embargo, la creencia en la democracia capitalista como expresión de la soberanía popular sigue presentándose ante las grandes mayorías como un máximo insípido de libertad al que se puede aspirar. De allí el gran hándicap para la hegemonía burguesa en estos tiempos crecientemente tormentosos.

25/1/16

Antonio Gramsci e la concezione del Partito Comunista

Antonio Gramsci ✆  Saverio Montella
Andrea Catone   |   Questo 95° anniversario della fondazione del Pcdi a Livorno cade in un momento particolare, in cui i comunisti in Italia si cimentano nuovamente con l’impresa “grande e terribile” di ricostruire in Italia un partito comunista “degno di questo nome”. Impresa grande e terribile perché i comunisti, che hanno contribuito in modo determinante a scrivere la storia d’Italia nel ‘900 – dalla Resistenza antifascista alla stesura della Carta costituzionale, alle lotte politiche e sociali del secondo dopoguerra condotte lungo il filo rosso della strategia della “democrazia progressiva” – sono oggi ridotti ai minimi termini, dispersi e frammentati in piccoli rivoli. Eredi di una storia gloriosa, ma anche di errori teorici e di pratiche politiche rovinose, dovuti in gran parte a subalternità ideologica e politica alle classi dominanti e ai loro partiti di riferimento, ci proponiamo di consegnare alle nuove generazioni uno strumento – il partito comunista – che riteniamo, oggi come ieri, indispensabile per resistere al capitalismo finanziario e all’imperialismo sempre più aggressivi, e accumulare forze per la trasformazione rivoluzionaria della società. Impresa resa ancor più difficile dal fatto che oggi è abbastanza diffusa anche nella cultura di “sinistra” la messa in discussione del partito politico tout court, in quanto tale. 

13/1/16

Lo scambio. Come Gramsci non fu liberato

Dino Messina   /   A quasi ottant’anni dalla sua morte la figura di Antonio Gramsci è oggetto di un importante studio intorno a una parte della sua vita ancora per diversi aspetti da scoprire e ricostruire, ossia quella successiva al suo arresto dell’8 novembre 1926, della detenzione nelle carceri dell’Italia fascista con la breve parentesi del confino a Ustica, fino agli ultimi anni prima della morte, trascorsi a partire dal 1933, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute e non da uomo libero, prima nell’infermeria del carcere di Civitavecchia, poi nella clinica del dottor Cusumano a Formia e infine nella clinica “Quisisana” di Roma.

La vicenda stessa dell’arresto, da considerare nel contesto della promulgazione delle leggi fascistissime e degli effetti del fallito attentato a Mussolini di Anteo Zamboni del 31 ottobre a Bologna, meriterebbe di per sé degli approfondimenti, se non altro per capire se e cosa si sia fatto per chiedere – o forse pretendere – un immediato rilascio di Gramsci alla luce della violazione della sua immunità parlamentare, sancita dall’articolo 45 dello Statuto Albertino; infatti in data 8 novembre 1926 essa è per il Segretario del Partito Comunista d’Italia ancora in vigore, poiché solamente il giorno dopo, secondo l’articolo 62 del Regolamento parlamentare, sarà votata e approvata dalla Camera dei Deputati a scrutinio segreto e con maggioranza dei tre quarti quella conosciuta come Mozione Augusto Turati, «portata di urgenza alla seduta».

8/1/16

Hegemonía y revolución permanente — Apuntes para una relectura de las relaciones entre las teorías de Trotsky y Gramsci sobre la Revolución en “Occidente”

Leon Trotsky & Antonio Gramsci ✆ Fotomontaje de Anahí Rivera
Juan Dal Maso   /   La reflexión teórica sobre las relaciones entre las teorías de Trotsky y Gramsci [1] permite la construcción de herramientas teóricas para comprender la realidad actual, identificando las tendencias de la lucha de clases así como las tareas de los marxistas [2]. En este marco, intentamos explorar el texto gramsciano para comprender su pensamiento por fuera de las formas de interpretación estereotipadas, contra las lecturas de tipo “eurocomunistas” y “postmarxistas” [3].
La hegemonía como “mecánica” de la revolución permanente
Las temáticas de la hegemonía y la revolución permanente están relacionadas por un hecho histórico fundacional que les sirve de referencia: la Revolución francesa de 1789, el bloque de clases y sectores sociales que en ella se constituye como pueblo; y su posterior desagregación producto del desarrollo de la sociedad capitalista y la lucha de clases.

Este punto de referencia aparece en la primera formulación de la revolución permanente realizada por Trotsky en Resultados y perspectivas, en la que plantea las conclusiones de las revoluciones de 1789, 1848 y 1905, destacando el proceso de diferenciación del proletariado respecto del “pueblo” dentro del cual anteriormente estaba diluido, bajo dirección burguesa [4].

5/1/16

L'Unione Europea tra Rivoluzione Passiva e questione meridionale — Note a partire da Gramsci

 “L’umanità europea si è allontanata dal telos che le è innato. È caduta in una colpevole degenerazione poiché, pur essendo già divenuta consapevole di questo telos (avendo mangiato dell’albero della conoscenza), non lo ha portato alla più piena coscienza né ha insistito nel tentativo di realizzarlo come proprio senso vitale pratico, ma gli è diventata infedele”. (E. Husserl, L’idea di Europa)
Diego Fusaro   |   Scopo del presente saggio è rileggere l’odierna Unione Europea e il suo processo di integrazione dei popoli attraverso il prisma interpretativo di tre categorie dei gramsciani Quaderni del carcere, in particolare a) la “rivoluzione passiva”, b) la “quistione meridionale”, e c) il “cesarismo”.

Tuttavia, prima di affrontare i plessi teorici appena annunciati, occorre svolgere alcune considerazioni preliminari, onde evitare fuorviamenti interpretativi. In particolare, allorché si ragiona sul dibattutissimo tema dell’Unione Europea, bisogna preventivamente distinguere tra i tre piani dell’ideale, del reale e dell’ideologico.

4/1/16

Contra la indiferencia — Ante una reedición de 'La ciudad futura' de Antonio Gramsci

Una reciente reedición de ‘La ciudad futura’ permite traer los interrogantes y las encrucijadas que se planteara Antonio Gramsci a la actualidad, cuando en el horizonte no aparece una alternativa global y viable al capitalismo y su ideología más avanzada, el liberalismo, continuando la tradición de una recepción de sus libros que en la Argentina siempre dividió aguas y produjo intensos debates sobre las posibilidades reales del socialismo.

Gabriel Bellomo   /   Acaso nada más pertinente en esta época, en estos días, que recuperar para el debate político la obra y el pensamiento del teórico marxista Antonio Gramsci. Tanto en el libro que comentamos, La ciudad futura, como en los Cuadernos de la cárcel, el filósofo italiano pone de manifiesto el carácter ético de su teoría que, en nuestro país, fuera comentada por primera vez por Ernesto Sábato en un artículo aparecido en 1947 en el número 6 de la revista Realidad. La teoría de Gramsci dividió entonces al Partido Comunista Argentino: la línea dura no aceptaba precisamente el fundamento ideológico de su conjetura, en tanto que José M. Aricó y Héctor P. Agosti –expulsados del partido– fueron quienes rescataban enfáticamente entre los conceptos gramscianos el de una “teoría marxista de la cultura”, identificando asimismo la identidad entre los problemas de constitución de las naciones italiana y argentina, atendiendo a las respectivas fuentes liberales que les dieron origen.

31/12/15

Antonio Gramsci: Odio el año nuevo. Quiero que cada mañana sea para mí año nuevo

Antonio Gramsci ✆ Saverio Montella
Antonio Gramsci   |   Cada mañana, cuando me despierto otra vez bajo el manto del cielo, siento que es para mí año nuevo. De ahí que odie esos año-nuevos de fecha fija que convierten la vida y el espíritu humano en un asunto comercial con sus consumos y su balance y previsión de gastos e ingresos de la vieja y nueva gestión.

Estos balances hacen perder el sentido de continuidad de la vida y del espíritu. Se acaba creyendo que de verdad entre un año y otro hay una solución de continuidad y que empieza una nueva historia, y se hacen buenos propósitos y se lamentan los despropósitos, etc., etc. Es un mal propio de las fechas. Dicen que la cronología es la osamenta de la historia; puede ser. Pero también conviene reconocer que son cuatro o cinco las fechas fundamentales, que toda persona tiene bien presente en su cerebro, que han representado malas pasadas. También están los año-nuevos. El año nuevo de la historia romana, o el de la Edad Media, o el de la Edad Moderna. Y se han vuelto tan presentes que a veces nos sorprendemos a nosotros mismos pensando que la vida en Italia empezó en el año 752, y que 1192 y 1490 son como unas montañas que la humanidad superó de repente para encontrarse en un nuevo mundo, para entrar en una nueva vida. 

23/12/15

Reflexiones desde la universidad — Presencia de Antonio Gramsci en México

Luchas en México
✆ José Chávez Morado
Víctor Flores Olea   |   En días pasados, tuve la suerte de que me hiciera una entrevista el estudiante de postgrado Aldo Guevara, quien realiza en el CEIICH de la UNAM una investigación que debe resultar extraordinariamente interesante. El objetivo de la entrevista fue el de discutir algunas cuestiones relacionadas con la presencia en México de Antonio Gramsci, el gran pensador marxista y uno de los fundadores del Partido Comunista Italiano. Una de las conclusiones más obvias del intercambio es el de la muy frágil presencia de Gramsci en México en las décadas de los 60, 70 y 80, tal vez en esta última ya con una presencia mucho mayor, hasta el punto de que las ideas básicas del pensador italiano habían penetrado probablemente hasta la dirección del Partido Comunista Mexicano, y que no fueron ajenas a su conversión que lo acercaba al eurocomunismo, y a su posterior disolución.

La coyuntura que abrió las puertas a este encuentro fue que escribí en la Revista de la Universidad Nacional Autónoma de México, en 1959, dos textos alusivos a Gramsci. El primero fue un artículo en que presentaba a Gramsci sobre todo a partir de algunas ideas suyas sobre “el Príncipe de Maquiavelo”, a quien considera, por una serie de razones, como un antecedente y hasta un predecesor de los partidos políticos de la actualidad. Por supuesto, tal es una cuestión que debía debatirse a fondo, ya que hoy “los partidos políticos” han modificado sustancialmente su función y significado políticos. Por supuesto, en ese artículo trató también de poner de relieve la importancia que Antonio Gramsci, atribuye a los intelectuales y a la cultura en la formación histórica de las sociedades y en su estructura y orientación política.